Vedete (vedrete) – un polemista in libera uscita

Ricevo una richiesta d’asilo. Non si può far altro che condividere….


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Vedete, vedete… 
L’idea era nata all’indomani del suo discorso durante la Festa di Torino. Aveva visto gli sguardi attenti, aveva raccolto l’attenzione pressoché totale, aveva sentito gli applausi. Tutti erano lì per l’uomo che aveva fatto la storia d’Italia, l’uomo che aveva creato una nuova speranza: tutti erano lì per Don Ciotti! Poco importava, Walter Veltroni era contento e aveva deciso che fosse arrivato il momento di tirare la testa fuori dalla cenere e dire all’Italia cosa voleva fare.  
Aveva scritto dei best sellers, diretto l’Unità, amministrato Roma e aveva fondato il Partito democratico. Che successi! Vabbè, i libri erano simpatici e molto corti ma che volete? Come fai a scrivere con tutti quegli impegni? L’esperienza all’Unità si era risolta con il quasi fallimento del quotidiano fondato da Antonio Gramsci ma, almeno le pagine dedicate allo spettacolo erano diventate due. Roma aveva toccato il suo apice al punto di essere consegnata con troppa facilità alla destra dopo quasi venti anni di governo (beh certo che la scelta di Rutelli, candidato sindaco aveva dato una mano notevole, se non determinante!). E infine creando il “più grande partito riformatore d’Italia” e dichiarandone da Orvieto le sue chiare intenzioni politiche in discorso mitico (per la destra), aveva fatto crollare il governo Prodi che proprio “stabile” non poteva dirsi. 
“Vedete, il riformismo….no, l’ho già detto…vedete la forza progressista, vedete il progresso riformista, vedete, vedete”. Aveva provato in tutti i modi a preparare una bozza di documento da presentare prima ai giornali e poi, forse ma molto più tardi, al partito per dare la sua impronta definitiva. Alla fine aveva optato per poche parole molto aperte al seguito: “Vedete cari amici, vedete”. 
Sì ora era davvero soddisfatto, quattro parole per un documento che avrebbe ricondotto il Pd sulla retta via. Aspettava solo il momento più propizio per realizzare il suo sogno rivelatore: l’attimo giusto era nel momento di massima crisi del governo Berlusconi, così tanto per riattirare l’attenzione sul Pd! Non poteva però presentare un atto di tale coraggio da solo: aveva bisogno di validi sostegni in una totale condivisione di intenti. Scartata la condivisione d’intenti, dopo pochi minuti di studio optò per una semplice condivisione di rime. Insieme a Veltroni ci mettiamo Fioroni e Gentiloni: un patto per Berlusconi! 
Il fidato Verini (senza D in mezzo altrimenti sarebbe Denis), venuto a conoscenza del grande documento, chiamò l’omonimo Walter per chiedere di poter dare il suo contributo o quanto meno firmalo. “No, Verini. Mi dispiace, il documento non è ancora finito e la base su cui è scritto è una condivisione di rime. Tu potrai fare un documento minoritario di minoranza di rime. Verini cerca Franceschini, Marini e Tonini e fai il tuo documento!” 
Franceschini difronte alla richiesta di un documento minoritario si mise a ridere. Dopo tre giorni, sembra che stia ancora ridendo. Tonini si dichiarò immediatamente soddisfatto e propose di andare a cena; Marini un po’ meno: voleva modificare la parola “amici”, con la frase “l’unità dei sindacati non si tocca, altrimenti c’è la scala mobile”. Davanti alla convinzione ferrea del lupo abruzzese, Verini capì che il documento con solo due firme era impresentabile e abbandonò il suo progetto minoritario di minoranza. In compenso, Veltroni gli garantì l’organizzazione del movimento. 
La prima conferenza fu allestita nell’aula magna dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti. Walter salì sul palco dopo aver stretto tante mani e tra gli applausi incominciò la sua relazione.
 “Vedete cari amici, vedete…!” 
Tg1 di Minzolini: la cronaca romana.
“Sono finalmente state confermate le generalità dell’uomo che a Roma, da due giorni è bloccato sopra un albero, braccato da un branco di cani pastore con la croce rossa sul dorso. Si tratta del noto ex direttore dell’Unità, ex sindaco di Roma e fondatore del Partito democratico, Walter Veltroni! Ovviamente si tratta di un albero di babano, scelto in onore della amata e mai visitata (non abbastanza) Africa! 
Il Polemista

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