EquiLibrismi – la grammatica e la fantasia (ricordando Rodari)

Non lo so se tutte queste cifre tonde gli sarebbero piaciute. Sta di fatto che in questo 2010 cadono i 90 anni dalla sua nascita (oggi), 30 anni dalla sua scomparsa e i 40 dalla consacrazione europea del premio internazionale Andersen. Tutto un po’ troppo tondo, troppo perfetto per l’uomo che ha fatto della fantasia il marchio di fabbrica.
Ho già scritto dell’imprenscindibilità di Rodari, credo sia impossibile immaginare un bambino che non abbia mai sentito una sua filastrocca. Che non abbia imparato una regola grammaticale attraverso quegli strampalati nonsense.

Perché questo era Rodari, non la filastrocca zuccherosa per bambini. Ma le regole della grammatica insegnate attraverso il filtro della fantasia.
Io chiudo le parentesi perché non voglio far prendere il raffreddore alla parentesi rimasta aperta, e presto cura agli accenti per non mandare alla meta chi invece è appena alla metà, o far finire a Como le magliette da mettere nel comò.

Perché a me capita ancora di spiegare a uno dei miei cuginetti che l’apostrofo è la lacrima della lettera che se n’è dovuta andare. 
E ricordarsi che la grammatica non è solo un freddo insieme di regole, non può che essere un EquiLibrismo

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