Breve storia di 30 chili in meno

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Questo post ha 30kg in meno.
Potrei dire che a spingermi ad andare da una nutrizionista sia stato l’ennesimo commentino acido ricevuto da un uomo o i miei genitori preoccupati per la mia salute. Potrei scrivere che mi sentivo inadeguata in pubblico e nei negozi il particolare.
La verità è che nulla di tutto ciò è stata la molla che mi ha spinto. Nel 2009 ero già stata da una nutrizionista. Ed ero arrivata a -18. Poi il trasferimento improvviso a Roma, il lavoro, la vita da single e una campagna elettorale in “terra straniera” mi avevano fatto riprendere i kili, con gli interessi.
Un giorno di gennaio ho, semplicemente, deciso che a 30 anni devi fare qualcosa per te. Non per lo stronzo di turno, non per mamma e papà. Ma per te.
Così ho telefonato, ho preso appuntamento e sono andata. Mi sono congedata dall’eccesso di calorie con una carbonara e dal mattino seguente (un giovedì, perché dopo anni di diete ho capito che il lunedì è fallimentare) ho iniziato la mia dieta.
Non so spiegare cosa scatti, ma io per mesi sono andata dritta, senza tentazioni o sentire mancanza di. Anzi, mi sono anche confrontata con l’ardua prova del preparare dolci e non assaggiarli. E mentre la casa si riempiva dell’odore di cioccolato e il tavolo era cosparso di gocce di impasto… Io ho passato la pezza per pulire e annusato a fondo l’odore. Ma non li ho toccati.
Giù, dritta e sorridente. Perché non è vero che stare a dieta ti renda scontrosa e triste. O almeno non lo è stato per me, che anzi, ho sorriso ogni mese di più. Ma non credete a chi scrive “perdi peso senza fatica e senza rinunce” la fatica, le rinunce ci sono, ma fanno parte del gioco e sono la cifra della tua voglia di arrivare al tuo obiettivo, la differenza sta nel come le affronti.
Penso che parte del successo stia anche nel trovare dall’altra parte una persona che sappia sostenerti, esultare au traguardi e tranquillizzarti quando per una settimana non perdi peso o, addirittura riprendi qualcosa, che sappia dedicarti anche 5 minuti per chiederti come va a lavoro, in generale e dirti ogni tanto “va a fare shopping sta settimana” oppure “rilassati e goditi questi giorni a Parigi e mangia quel che vuoi” (per la cronaca, nella trasferta parigina ho mangiato croissant, tartatin e ho perso un chilo. Misteri).
E avere degli amici che escano a cena con te anche se li porti a mangiare un’insalata e non si divertano a “torturarti” offrendoti cose che non puoi mangiare.
Manca ancora un poco, qualche sforzo e poi il traguardo è raggiunto, ma ho imparato, soprattutto, che quando voglio arrivo fino in fondo.
Perché scrivo tutto questo? Non lo so, forse perché mi auguro che qualcuna capiti di qui e legga quello che ho scritto. Perché la vera molla non sta nel farlo per qualcuno, ma per se stesse.

Gli amici stiano tranquilli, a dicembre la cena del mio compleanno sarà comunque a base di lasagne e dolce, niente riso in bianco con verdure.

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